Vorrei sapere a che cosa è servito vivere,
amare, soffrire,
spendere tutti i tuoi giorni passati se così presto hai dovuto
partire,
se presto hai dovuto partire...
Voglio però ricordarti com'eri, pensare che ancora vivi,
voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi
e che come allora sorridi...
da "In morte di un'amica" di Francesco
Guccini
Ad Angelo Crapanzano
GRAZIE!
Protagonista tra i
piloti, amico oltre la vita
http://it.youtube.com/watch?v=EPRqBzcVm_k
Angelo è stato un grande personaggio e
parlare di lui non significa commemorarlo nel senso stretto
del termine.
Parlare di lui, delle sue gesta, di ciò che è stato,
significa contribuire a renderne la memoria imperitura.
Addio caro amico mio
Testo e ricordi di
Franco Tedesco
La notizia della
scomparsa di Angelo Crapanzano ha fatto il giro del mondo in pochi
istanti, passando velocemente di bocca in bocca, di tastiera in
tastiera, da una parte all’altra del globo, prima come un leggero
fruscio del vento tra le fronde poi come un tornado, lasciando tutti
coloro che lo conoscevano esterrefatti, sgomenti, privi di un amico che
con simpatia e disponibilità si è sempre prodigato per tutti, anche se
uno spirito libero certamente difficile da gestire.
Io ho conosciuto
Angelo nel 1980 quando ci siamo avvicinati, la mia famiglia ed io, al
mondo del deltaplano. Da allora siamo sempre stati amici
Alzo gli occhi e lo
vedo ritratto sul muro della camera che fu di mia figlia ragazza, in uno
dei tanti manifesti che ne hanno caratterizzato l’adolescenza, insieme a
Laverdino, a Patrucco, a Bausone e a Ciech che all’epoca erano poco più
che bambini.
Tornano alla mente i
momenti passati insieme, le ninne nanne coi bambini, le cene, le
discussioni giocando a Risiko, le 48 ore di silenzio che mi sono
sciroppata per aver perso una scommessa, le indicazioni in volo per
farmi girare correttamente una termica, i rimproveri per un atterraggio
da brivido finito bene e i complimenti per un atterraggio fatto
benissimo, ma finito con una lussazione al gomito.
Era un irrequieto fin
da allora. Il deltaplano stava diventando la ragione della sua vita,
dopo che si era dedicato al calcio ed al motocross.
Ci aveva appena
venduto il suo Mariah per poter andare in America insieme a Marco
Borri.
Ha vinto diversi
titoli italiani, Angelo, è stato il primo a fare i 100 km in delta,
sempre presente anche nelle classifiche internazionali, conosciuto ed
apprezzato in tutto il mondo, una mente fervida e geniale, ma mai
soddisfatto di quello che otteneva, sempre propenso al “si può fare di
meglio” con gli altri ma soprattutto con se stesso.
Di lui ricordiamo le
acrobazie, i looping in sequenza, i passaggi sotto ai temporali, le rasette agli alberi, la ricerca dell’ultima termica, le vittorie
eclatanti, i tanti aneddoti che ne hanno caratterizzato l’esistenza. Non consideriamo – ne’
forse sappiamo – cosa ha segnato anzi tempo il suo carattere,
apparentemente forte, ma fragile di fronte al distacco e allo scorrere
degli anni e quel suo risentimento verso la vita.
Negli ultimi tempi non riuscivamo più a stargli vicino come avremmo
voluto, abbiamo tentato di entrare dalla finestra quando lui ha
chiuso la porta sbattendola. Non rispondeva alle chiamate e quando
ti parlava al cellulare o per e-mail lo faceva a monosillabi.
Ha scelto la solitudine come unica compagna e
probabilmente da tempo andava orchestrando questo gesto.
Come tutti coloro che
lo hanno frequentato, anche solo per un minuto, mi auguro di ritrovarlo
di nuovo, anche questa volta, come altre prima, magari in un bosco o
perso su un decollo. Mi illudo, mi aggrappo ad un lumicino di speranza,
perché la dinamica dei fatti e lo scorrere delle ore lascia anche
troppe certezze.
Qualcuno si chiede:
perché una cosa così terribile?
Quando non vedi
intorno a te sbocchi per il futuro; quando non hai voglia e forza per
gettarti a capofitto nel tran tran noioso di tutti i giorni; quando
pensi di aver fallito negli intenti e non vedi più nulla a cui
aggrapparti; quando le amicizie non riempiono più la tua esistenza e non
vedi altri traguardi da raggiungere; quando hai esaurito gli scopi e non
hai voglia di cercartene altri perché nulla ha più valore, allora
scegli di andartene.
Un ultimo bagliore d’orgoglio che è caratteristica dei geni, a volte
incompresi, quasi sempre insoddisfatti.
Dentro di me sogno
ancora di rivederlo con la mia nipotina in braccio mentre le canta la
filastrocca dell’aquilone arò-arò, quella filastrocca che conoscono
tutti i bambini del mondo mentre ridono in braccio a lui, da lui
sballottati come rapiti dal vento; spero di poterlo riabbracciare per
un’altra vittoria o, come molte altre volte ho fatto, di rincorrerlo per
l’atterraggio con in mano un panino ed una bibita, ricordandogli che
deve mangiare, che è ora di spegnere il computer, che è ora di dormire,
mentre lui continuerà a parlare, a spiegare, a raccontare, a
sentenziare, a convincerti fino allo sfinimento che è giusto quello che
pensa e come lo pensa.
La razionalità
purtroppo mi spinge a pregare Aldo, Luigi, Enzo, Mino, Angelo e gli
altri che già sono “arrivati oltre” ad accoglierlo con loro nel paradiso
dei piloti, per volare ancora insieme senza atterrare mai.
In ogni caso piango,
egoisticamente, l’amico che non ho più.
@ngela
Ero piccola quando
ho conosciuto Angelo. Si può dire appena nata. Mi aveva visto nella
culletta in mezzo al prato, poi cominciare i primi passi e
le prime parole. Poi più grande avevamo affittato l’appartamento sopra
il suo a Paesana. Mi ricordo del suo pastore tedesco. Mi ricordo Luciana
con il pancione di Alan e poi di Eric.
Tutti gli adolescenti hanno in cameretta i poster con i loro cantanti
preferiti, io avevo la sua foto insieme ai piloti della nazionale di
deltaplano.
Mi ricordo i weekend con lui a volare; i sabato sera a giocare a
“Risiko” o a quello strano gioco giapponese “Go” o a vedere dei film;
le domeniche mattina, prima di andare in decollo, che cercava di farmi
imparare la matematica! Non c’è mai riuscito, neanche lui! Prima
di volare giocava con noi bambini in decollo e poi partiva con il suo
deltaplano.
Una volta è riuscito, dopo aver vinto una scommessa, a fare stare zitta
mia madre, di solito molto chiacchierona, per ben 48 ore...
Il
tempo è passato e, diventata più grande, non sono più andata a Paesana
con i miei. Angelo lo vedevo sempre meno, anche perché era sempre in
giro per i suoi viaggi e per volare e tenere alto il nome dell’Italia,
almeno nel volo!
Penso che non ci sia pilota di deltaplano in tutto il mondo che non lo
conosca!
Se si prendeva a cuore una questione ti raccontava tutto e per tutto
quello che sapeva. Se doveva aggiustare qualcosa stava li finché non
aveva finito. Anche a costo di dimenticarsi di mangiare e dormire! Gli
bastava avere la sua amata coca cola vicino.
A volte si incantava davanti ai gran premi di formula uno con il
barattolo del miele vicino ed era capace di finirselo tutto!
Poi io sono diventata mamma e quando mi ha visto con il pancione mi ha
chiesto se avevo mangiato un’anguria intera! Quando è nata mia
figlia mi ha telefonato ed è venuto a trovarmi e vederlo con Rachele in braccio
a giocare come faceva con me da piccola mi ha commosso!
L’ultima volta l’ho visto, un anno fa a Omegna sul lago d’Orta nel
verbano, ad Acroaria. Era magro magro, i capelli ingrigiti e gli occhi
azzurri tristi! Ha giocato con mia figlia e poi è partito per non so
dove, senza volare.
Ora spero che il giornale di Varese si sia sbagliato! spero che sia
ancora sul traghetto addormentato su una panchina e che, pensando solo
al peggio, si siano dimenticati di cercarlo nel posto più semplice.
Se davvero ha fatto quel gesto, che mai riuscirò a capire, allora spero
che ovunque sia andato possa continuare a volare lassù con il suo
deltaplano e che, almeno un po', continui a ricordarsi di quella bambina
che sgambettava nel prato.
Ciao Angelo, Ti voglio bene
Germana
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Angelo.....
Se riuscissi a comunicare la tristezza che ho addosso in questo
momento.. Venerdì sono stato a parlare con Franco Laverdino per due ore,
ed abbiamo parlato molto di Angelo, di questo lungo brutto momento che
stava attraversando. Con Marco Borri eravamo preoccupati per lui, ma più
le settimane passavano, più ci eravamo convinti che Angelo si sarebbe
adattato anche a questo momento che stava vivendo.
Però che rabbia, che sconforto! Angelo al Cucco che con l'ala del delta
raccattava un berrettino da baseball dal pendio.. Angelo che agli
europei in Slovenia ho sfrattato dalla camera buttandolo a dormire sul
materasso in garage, perchè russava come un treno merci... Angelo che
dopo tre voli in para voleva la vela da gara, perchè tanto non volava
nemmeno quella la metà di un delta, figuriamoci le altre.
Angelo, che voglia di tuffarmi e di tirarti su da quel lago...
Ciao,
amico.
Filippo Lo Giudice

Nel lontano
96 (o forse 95) andai con tanti amici al meeting di Bassano quando
ancora si teneva nell'aviosuperficie sotto la collinetta.
Mentre sul decollo di Rubbio aspettavamo che il cielo si liberasse un
po' dalle numerosissime vele in volo, sentimmo come una fucilata
provenire da dietro.
Ci voltammo di scatto e vedemmo "qualcosa" che precipitava e subito dopo
si aprì il caratteristico fiore bianco e rosso dell'emergenza.
Tirammo tutti un grandissimo sospiro di sollievo vedendo che la "cosa"
impattava in una zona con bassi alberi e soprattutto che l'emergenza
aveva fatto perfettamente il suo dovere depositando il malcapitato a
terra con una certa delicatezza.
Istintivamente - avevo la macchina in mano - scattai alcune foto durante
la discesa.
In serata apprendemmo che il pilota protagonista dell'evento era
nientemeno che Guggenmoss il famoso costruttore di delta che
nell'occasione provava un prototipo.

Il prototipo molto stabile non era, tanto che era andato in tumbling e
la chiglia in fibra di carbonio si era violentemente spezzata producendo
quel suono che tutti avevamo interpretato come un'esplosione.
Tornato a casa, dopo qualche giorno andai alla Metamorfosi a fare
ripiegare e controllare l'emergenza (chissà perchè dopo avere visto
brutte scene viene sempre in mente di controllare il paracadute...) e
trovai Angelo che mi parlò dell'incidente che per fortuna non aveva
avuto alcuna conseguenza per il pilota.
Era soddisfatto per il buon funzionamento del "suo" paracadute e con
orgoglio mi diceva che in oltre 120 lanci di soccorso, fino a quel
momento, TUTTI erano andati a buon fine salvando la vita del pilota.
Quando seppe che avevo fatto delle foto volle a tutti i costi che gliele
mandassi, cosa che feci con grande piacere.
Questo era Angelo, pieno di entusiasmo e di voglia di vivere e fare
vivere gli altri, ogni volta che andavo a trovarlo per il ripiegamento
mi tratteneva a lungo per insegnarmi delle cose, per mostrarmi filmati,
grafici, formule e mi sottoponeva ogni volta a rudi simulazioni di
lancio in condizioni di turbolenza dove la turbolenza era provocata da
lui stesso con violenti scuotimenti della selletta appesa con me dentro!
Erano lezioni indimenticabili, lui era così, doveva trasmettere la
cultura della sicurezza come una missione.
Ogni volta che tornavo a casa tardi con l'emergenza ripiegata mi sentivo
più ricco e consapevole.
Non riesco ancora a credere che sia finita così!
Tullio Guazzotti
Mille volte abbiamo avuto da dire, altrettante mille volte ci siamo
confrontati, chiariti e capiti, magari con qualche eccesso, tipico di
quel mondo un po' pazzerello di cui facciamo parte, ma sempre con
profonda stima reciproca. Mi auguro di poter ancora
incontrare Angelo nei cieli di Cuneo, oppure di "incazzarmi" con
lui per telefono su qualche questione di politica del volo sulla quale
inevitabilmente eravamo in disaccordo.
Spero per il mondo del volo e per noi tutti, di poter avere sue buone
notizie al più presto, perchè ci mancano sia la sua estrema sensibilità
di uomo "fuori dal comune", sia la sua eccezionale esperienza di grande
campione.
Fabrizio Bruno
è
con grandissima tristezza che ho appreso quest'incredibile notizia.
è
una triste perdita Angelo, avrei voluto imparare ancora molto da lui.
Simpatico, disponibile, bravissimo pilota, certamente persona difficile
da gestire, ma un grande nel volo libero. Mi mancherà... sul decollo
del Cucco a tener banco con le sue "cazzate" ... e mancherà a tutti, ne
sono sicuro.
Aimaro Malingri

La prima volta che vidi Angelo era durante
l'inverno/primavera del 1986. Ero in decollo a San Giacomo assieme
al mio amico Pierangelo, entrambi eravamo pronti a "saltare fuori"
(come diceva il valdostano Luigi Pascal un altro pilota illustre che
mi manca molto).
Assieme a noi c'erano altri due piloti e cioé Angelo Crapanzano e
Dada Rovera che si stavano bardando di tutto punto per un lungo e
freddo volo. Infatti come avevano dichiarato, tentavano il volo fino
a Paesana ai piedi "di quella montagna che vedete laggiu'" (il
Monviso sic!).
Io che allora volavo da tre anni come un perfetto
pollastro (ancora adesso sono un pollastro!!!), ricordo di essere
caduto in un rovinoso rispetto reverenziale, mentre Pierangelo disse
"ok vi seguiamo". Mezz'ora dopo eravamo tutti in atterraggio. Io mi
sentii risollevato poiché potevo giustificare il mio ennesimo buco,
Dada, mentre si toglieva lo sciarpone girato attorno alla folta
capigliatura/barba era tutto sudato, Angelo come se niente fosse
iniziò tranquillamente a smontare il deltaplano.
Questo che vi ho raccontato, vuole essere il mio personale aneddoto
che riguarda Angelo Crapanzano. Ci tenevo a farlo perché il
personaggio mi ha accompagnato, anche se non fisicamente, per molti
anni come sicuramente è nel cuore di tantissimi altre persone nel
mondo. Io, che caratterialmente sono un fatalista, voglio comunque
pensare che Angelo sia da qualche parte, vivo, poiché
egosisticamente, mi piace pensare che questa icona del volo libero
sia in grado di stupirci per
molti anni ancora.
Aggiungo la frase che disse Jack Kerouac a Patti Smith dopo la morte
del marito: "Lascialo andare e cerca di continuare ad essere
propositiva nella vita"
Vabbé le parole non sono le stesse ma il concetto è salvo. Coraggio.
Alberto Gronda
Una tristezza profonda mi attanaglia, ho
incontrato Angelo in poche occasioni, ma sono bastate per
trasmettermi la sua semplicità ed il suo amore per il nostro sport.
Vola sempre più in alto.
![]()
Maurizio Ambrosini

Con molto ritardo ho letto l'editoriale di Aviazione Sportiva di
dicembre. Sono rimasto sbigottito per la notizia della scomparsa di
Crapanzano, se non ho inteso male si è trattato di un suicidio o,
spero, di una "scomparsa volontaria". Io non lo conoscevo di
persona, l'avevo solo intravisto in qualche meeting di Bassano, anni
fa, quando ancora la parte del leone la facevano i delta da volo
libero (i parapendio dovevano ancora essere inventati).
Leggendo le parole di Biancorosso su AS mi è sembrato di rivedermelo
lì davanti, col suo maglione di lana spessa. Allora volavo in delta,
sicuramente non ai suoi livelli, ero un "pollo", quando chiedevo di
lui agli istruttori mi dicevano che era molto bravo ma matto come un
cavallo, per me era diventato un personaggio mitico, quasi
inavvicinabile. Anni dopo presi l'abilitazione per il parapendio ed
acquistai un paracadute d'emergenza della Metamorfosi, la ditta di
Crapanzano, col suo bravo manuale di manutenzione e ripiegatura.
Ero orgoglioso di possedere un suo paracadute e mi dicevo
sempre:"spero di non usarlo mai ma, se succederà, sono sicuro che
funzionerà", avevo letto che aveva fatto un sacco di test per
mettere a punto i suoi paracadute, li testava personalmente e,
penso, che non avrebbe mai venduto qualcosa se non fosse stato
assolutamente sicuro del buon funzionamento.
Basta, la mia misera testimonianza finisce qui, mi piacerebbe
leggere qualcosa in più su di lui, in modo particolare da chi l'ha
conosciuto personalmente.
Da domani mancherà un altro mito nel mio cielo.
Ciao Crapa
Cesare Borla
Non me la sento di scrivere nulla perché i ricordi sono intensi
ma concentrati in realtà in appena sei mesi di tanti voli,
discussioni e spostamenti.
A differenza di molti di voi, non ho avuto modo di vivere le sue
vicissitudini precedenti e, anche se me ne aveva parlato, non
capivo bene quanto tutto ciò potesse realizzarsi in maniera definitiva. Da allora, forse per tappare questo buco enorme,
conservo gelosamente i ricordi personali che mi restano, con
la paura di banalizzarli scrivendoli nero su bianco e,
dall'altra, il timore di vederli affievolirsi col tempo che ci
fa dimenticare, se non tutto, tanto. Probabilmente è un modo
come un altro di tentare di reagire a quello che ci sorpassa.
Stefania




